Al-Nasir Ahmad
| Al-Nasir Ahmad ibn Muhammad | |
|---|---|
| sultano mamelucco d'Egitto e Siria | |
| In carica | 21 gennaio - 27 giugno 1342 |
| Predecessore | Al-Ashraf Kujuk |
| Successore | Al-Salih Isma'il |
| Nome completo | Al-Nasir Shihab ad-Din Ahmad ibn Muhammad ibn Qalawun |
| Trattamento | Al-Nasir Ahmad ibn Muhammad |
| Nascita | Il Cairo, 1316 |
| Morte | Sultanato mamelucco, 16 luglio 1344 |
| Casa reale | Qalawuni |
| Dinastia | Bahri |
| Padre | Al-Nasir Muhammad |
| Madre | Bayad |
| Religione | Islam sunnita |
Al-Nasir Shihab ad-Din Ahmad ibn Muhammad ibn Qalawun (Il Cairo, 1316 – Il Cairo, 16 luglio 1344), meglio noto come al-Nasir Ahmad, fu un sultano mamelucco della dinastia Bahri che governò il Sultanato mamelucco del Cairo dal gennaio al giugno del 1342.
Figlio del sultano al-Nasir Muhammad, fu coinvolto nelle turbolente lotte per la successione seguite alla morte del padre nel 1341. Al-Nasir Ahmad si dimostrò riluttante ad assumere il sultanato al Cairo e trascorse gran parte della sua vita nella fortezza desertica di al-Karak, in Transgiordania, dove aveva plasmato stretti legami con la popolazione e con le tribù beduine della regione circostante. I suoi sostenitori in Siria, gli emiri Tashtamur e Qutlubugha al-Fakhri, riuscirono a porre la Siria sotto il controllo ufficiale di al-Nasir Ahmad, mentre gli emiri a lui favorevoli in Egitto riuscirono a destituire il potente emiro Qawsun e il suo sultano fantoccio, il fratellastro di al-Nasir Ahmad, di appena cinque anni, al-Ashraf Kujuk. Al-Nasir Ahmad assunse infine il sultanato, dopo aver rinviato ripetutamente la partenza per l'Egitto.
Noto per il suo carattere schivo, Al-Nasir Ahmad soleva circondarsi della propria cerchia di sostenitori provenienti da al-Karak, evitando i contatti diretti con gli emiri mamelucchi d'Egitto e sottraendosi alla vista del popolo comune. Dopo due mesi di regno, si trasferì ad al-Karak portando con sé ingenti somme prelevate dal tesoro, numerosi cavalli e alti funzionari amministrativi. Governò dalla fortezza desertica, lasciando al suo posto in Egitto il vicegovernatore, l'emiro Aqsunqur al-Salari, incaricato di amministrare il sultanato per suo conto. Il suo modo di governare anti-convenzionale, la presunta condotta frivola e l'esecuzione di fedeli sostenitori, in particolare Tashtamur e Qutlubugha, portarono alla sua deposizione da parte del fratellastro al-Salih Isma'il. Rimase nella fortezza di al-Karak, assediata dai mamelucchi almeno sette volte, fino alla cattura, avvenuta nel luglio 1344. Fu ucciso più tardi nello stesso mese per ordine di al-Salih Isma'il.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Gioventù
[modifica | modifica wikitesto]Ahmad nacque nel 1316 o nel 1318.[1][2] Suo padre era il sultano al-Nasir Muhammad, mentre sua madre era Bayad, una cantante ed ex schiava liberata dall'emiro Bahadur As, che forse la diede in sposa ad al-Nasir Muhammad.[1] Al momento della sua nascita, Ahmad era l'unico figlio maschio di al-Nasir Muhammad, poiché altri tre figli erano morti prima di lui, ed era inoltre l'unico figlio del sultano nato da Bayad.[1] In seguito Bayad e al-Nasir Muhammad divorziarono; lei sposò allora Maliktamur al-Sarjuwani, un emiro che divenne patrigno di Ahmad.[1] In gioventù, Ahmad trascorse lunghi periodi nella fortezza desertica di al-Karak per volere del padre.[2] Vi fu spedito per la prima volta nel 1324, sotto sorveglianza e con un cospicuo finanziamento, affinché iniziasse ad addestrarsi nell'equitazione e nella caccia,[3] dopodiché vi tornò nuovamente nell'aprile del 1326.[1] Sin dall'epoca della dinastia ayyubide, ma soprattutto durante il regno di al-Nasir Muhammad, al-Karak, isolata dagli altri centri mamelucchi, era diventata una sorta di accademia privata per i giovani emiri mamelucchi, che vi potevano acquisire e perfezionare le proprie abilità cavalleresche. La permanenza di Ahmad ad al-Karak mirava quindi a svilupparne le qualità cavalleresche.[2] Durante il soggiorno fu affidato alla supervisione del governatore della fortezza, Bahadur al-Badri.[4] Le fonti dell'epoca mamelucca non forniscono informazioni su Ahmad per il periodo compreso tra il 1326 e il 1331.[4]
Nel maggio del 1331 Ahmad fu richiamato al Cairo, sotto la scorta di Badri, e nominato emiro.[3][4] La sua investitura ebbe luogo il 30 settembre e fu caratterizzata da grande sfarzo e festeggiamenti. Il giorno seguente Ahmad lasciò il Cairo per tornare ad al-Karak.[4] Nel corso del 1331, prima dell'arrivo di Ahmad al Cairo, Bayad morì. Maliktamur, rimasto vedovo, fu nominato governatore di al-Karak proprio in concomitanza con l'arrivo di Ahmad e Badri al Cairo.[4] Gli fu affidato il compito di crescere Ahmad e provvedere alla sua istruzione.[4] Nel 1332 Ahmad e suo fratello Abu Bakr, che in quel periodo si trovava anch'egli ad al-Karak, incontrarono al-Nasir Muhammad e il figlio prediletto di quest'ultimo, Anuk, fratello minore di Ahmad, nella città di Aqaba, sul Mar Rosso, a sud di al-Karak.[4] Avrebbero dovuto accompagnare il padre a La Mecca per il pellegrinaggio dell'Ḥajj, ma all'ultimo momento al-Nasir Muhammad li rimandò ad al-Karak, affidandoli a Maliktamur.[4] Ogni notizia relativa alla vita di Ahmad tra questo episodio e il 1337 rimane ignota.[4]
Nel 1337 Ahmad fu richiamato al Cairo dal padre, adirato dopo aver appreso che il figlio frequentava assiduamente la gente malfamata di al-Karak.[4] Al suo arrivo, al-Nasir Muhammad fece in modo che Ahmad sposasse Zahirbugha Tayirbugha, figlia di uno dei suoi principali emiri.[5] Ahmad tornò ad al-Karak con la moglie, la cui salute stava progressivamente peggiorando.[5] Nello stesso anno, Ahmad entrò in conflitto con Maliktamur e chiese al padre che il governo della Mamlakat al-Karak (provincia di al-Karak) gli fosse assegnato; al-Nasir Muhammad accolse la richiesta.[5] Ahmad divenne così governatore delle fortezze di al-Karak e Shawbak, sebbene al-Nasir Muhammad gli affiancasse un ustadar (maggiordomo), l'emiro Zumurrudi, incaricato di sorvegliarlo.[6]
Relazione con Shuhayb
[modifica | modifica wikitesto]Zumurrudi riferì ad al-Nasir Muhammad che Ahmad si comportava male, vestiva come un beduino e trascorreva gran parte del tempo a bere con un giovane beduino di nome Shuhayb, del quale si era invaghito.[7] Come punizione per la sua condotta, nel marzo 1339 al-Nasir Muhammad ordinò ad Ahmad di tornare al Cairo assieme a Shuhayb.[8] Ahmad fu ricevuto senza particolari cerimonie, mentre Shuhayb venne imprigionato.[8] Per protestare contro quest'ultima decisione, Ahmad rifiutò di mangiare e si ritirò nei propri appartamenti nella Cittadella del Cairo.[8] Al-Nasir Muhammad inviò i suoi due emiri più influenti, Bashtak e Qawsun, per convincere o minacciare Ahmad affinché rinunciasse alla relazione con Shuhayb, ma senza successo;[8] Ahmad disse agli emiri: «Se questo giovane [Shuhayb] verrà punito, mi ucciderò!».[9] Rifiutò altresì la proposta del padre di assegnargli cento «mamelucchi» al suo servizio in cambio della rinuncia a Shuhayb.[8] Alla fine, al-Nasir Muhammad cedette e abbandonò la speranza che Ahmad potesse succedergli sul trono. [8] Liberò invece Shuhayb e conferì ad Ahmad il grado di emiro di quaranta «mamelucchi» a cavallo, il secondo più alto grado militare mamelucco.[8] Ahmad fu inoltre costretto a rimanere in Egitto, mentre Abu Bakr venne mandato ad al-Karak, probabilmente per sostituirlo come governatore della provincia.[8]
Nel 1341 Shuhayb e un eunuco entrarono in conflitto durante una gara di corsa tra piccioni viaggiatori,[8] nel corso della quale l'eunuco maltrattò Shuhayb.[9] Per reazione, Ahmad fece picchiare duramente l'eunuco.[9] Quando la notizia giunse ad al-Nasir Muhammad, il sultano cercò nuovamente di costringere Ahmad a esiliare Shuhayb e inviò gli emiri Qawsun e Bashtak a comunicargli la propria richiesta.[8] Ahmad rifiutò, dichiarando a Qawsun e Bashtak che, mentre ciascuno di loro aveva cento giovani uomini e donne, lui si era «accontentato», per quanto riguardava i piaceri terreni, «soltanto di questo ragazzo, perché ha condiviso il mio esilio, lasciando la propria famiglia. Come potrei cacciarlo? Se il sultano mi ordina di farlo, allora esili anche me».[9] Ahmad fu effettivamente esiliato a Sarkhad, accompagnato da Maliktamur.[8] Tuttavia, grazie all'intervento di alcuni emiri, delle mogli e dell'harem di al-Nasir Muhammad, il sultano decise di richiamare Ahmad al Cairo mentre questi era ancora in viaggio verso Sarkhad, dopo avergli però venduto tutti i cavalli.[8] Al-Nasir Muhammad decise infine di rimandare Ahmad ad al-Karak insieme a Maliktamur, che fu nuovamente nominato governatore della Mamlakat al-Karak.[8]
Conflitto per il sultanato
[modifica | modifica wikitesto]Al-Nasir Muhammad, il cui regno era stato contraddistinto dalla centralizzazione del potere autocratico nel Sultanato mamelucco del Cairo, spirò nel giugno del 1341.[10] Poco prima di morire, al-Nasir Muhammad aveva discusso della successione con i suoi due emiri più influenti, Qawsun e Bashtak.[10] Quest'ultimo sosteneva la candidatura di Ahmad, mentre Qawsun appoggiava quella del fratello minore Abu Bakr.[10] Anche al-Nasir Muhammad preferiva Abu Bakr e riteneva Ahmad inadatto a governare.[10] Egli respinse la proposta di Bashtak, dichiarando: «Quanto ad Ahmad, che si trova ad al-Karak, non lasciate che attraversi [il territorio] d'Egitto; non affidategli alcun incarico, perché provocherebbe la rovina dello Stato!».[11] Dopo la morte di al-Nasir Muhammad, nel maggio o giugno 1341 Abu Bakr fu proclamato sultano, ma rimase di fatto un sovrano cerimoniale: Qawsun deteneva il potere effettivo in qualità di mudabbir al-dawla (amministratore dello Stato), divenendo di fatto l'uomo forte dell'Egitto.[10] Qawsun imprigionò Abu Bakr nella città di Qus, nell'Alto Egitto, dove lo fece giustiziare con accuse pretestuose di condotta frivola. In seguito organizzò la proclamazione a sultano di al-Ashraf Kujuk, figlio di al-Nasir Muhammad di appena cinque anni, consolidando ulteriormente il proprio potere.[10]
Ahmad si trovava ad al-Karak al momento dell'esecuzione di Abu Bakr e Qawsun gli ordinò di recarsi al Cairo, ufficialmente per assumere il sultanato. Ahmad, tuttavia, considerava l'invito un espediente di Qawsun per eliminarlo.[12] Nel settembre del 1341 rispose che non si sarebbe recato al Cairo, a meno che i principali emiri del sultanato non fossero venuti ad al-Karak per prestargli giuramento di fedeltà e che i suoi altri fratelli, imprigionati a Qus, non fossero stati trasferiti ad al-Karak.[12] Al contempo, Ahmad inviò lettere agli emiri mamelucchi di Siria chiedendo il loro sostegno contro Qawsun, che reagì assediando al-Karak per costringerlo a partire per il Cairo.[12] L'assedio era comandato dall'emiro siriano Qutlubugha al-Fakhri, mentre Ahmad godeva del sostegno degli abitanti di al-Karak e delle tribù beduine della regione.[12] Dopo venti giorni di lotta, Qutlubugha abbandonò Qawsun, riconobbe Ahmad come sultano e gli promise sostegno incondizionato.[12] A convincerlo a disertare fu Tashtamur, governatore mamelucco (na'ib) di Aleppo, che gli ricordò il dovere di sostenere Ahmad in virtù dei legami di fedeltà nei confronti di suo padre, loro signore.[13] Da quel momento Ahmad si fregiò del titolo onorifico di al-Nasir, allo stesso modo di suo padre.[12]
Il riconoscimento di Ahmad da parte di Qutlubugha costituiva ufficialmente un atto di ribellione, poiché al-Ashraf Kujuk era ancora formalmente sul trono. L'episodio provocò una spaccatura tra i vertici mamelucchi in Siria: i governatori di Safad, Tripoli e Homs, guidati da Altunbugha al-Salihi di Damasco, sostenevano Qawsun, mentre Tashtamur, Qutlubugha, il governatore di Gaza, la tribù degli Al Fadl di Palmira e diversi emiri di Damasco appoggiavano al-Nasir Ahmad.[13][14] Quando Altunbugha lasciò la moderna capitale siriana per guidare una spedizione contro Tashtamur, inseguendolo fino all'Anatolia sud-orientale, Qutlubugha entrò a Damasco, proclamò sultano al-Nasir Ahmad e avviò una riorganizzazione dell'amministrazione con il sostegno degli emiri damasceni contrari ad Altunbugha.[13] Qutlubugha si preparò ad affrontare Altunbugha, che tentava di riconquistare il controllo di Damasco, ma gran parte delle sue truppe disertò e lui riuscì a fuggire al Cairo. In seguito, i governatori di Damasco, Safad, Gaza, Hama e Baalbek riconobbero formalmente al-Nasir Ahmad come sultano, apparentemente con il sostegno della popolazione.[14] Ahmad insistette tuttavia per rimanere ad al-Karak, anziché assumere il sultanato nella moderna capitale siriana, finché Tashtamur, il suo sostenitore più fedele, non fosse tornato dall'Anatolia per raggiungerlo. Nel frattempo affidò a Qutlubugha il potere di nominare i governatori siriani, in qualità di nuovo na'ib al-saltana (viceré) di Siria.[14] Durante gli intrighi politici ad al-Karak, alcuni mamelucchi di Ahmad uccisero Shuhayb, provocando in lui un profondo trauma emotivo.[15]
Regno
[modifica | modifica wikitesto]La posizione di Qawsun in Egitto si dimostrò presto precaria e, come prevedibile, egli fu arrestato ad Alessandria insieme ad Altunbugha. Successivamente, una delegazione di emiri egiziani, composta da Jankali ibn Baba, Baybars al-Ahmadi e Qimari Amir Shikar, giunse ad al-Karak per informare al-Nasir Ahmad della destituzione di Qawsun e invitarlo al Cairo ad assumere il sultanato, ma Ahmad rifiutò.[16] Il 21 gennaio 1342 al-Ashraf Kujuk fu deposto e al-Nasir Ahmad venne proclamato sultano nonostante la sua assenza dal Cairo.[17][16] Qutlubugha si aspettava che al-Nasir Ahmad lo raggiungesse a Damasco, così che i due potessero marciare trionfalmente verso il Cairo in una processione regale. Ahmad optò invece per un corteo più modesto da Gaza, frustrando Qutlubugha, soprattutto quando non si presentò nemmeno a Gaza. Al-Nasir Ahmad partì invece per il Cairo senza di lui in febbraio, raggiungendo la città a metà marzo.[18] Vestito da beduino, confermò il proprio titolo e dichiarò: «Non aspiravo alla regalità e ritenevo quel luogo [al-Karak] sufficiente».[16]
Al Cairo, al-Nasir Ahmad non partecipò al consueto banchetto regale né alla preghiera pubblica durante la festività dell'ʿĪd al-fiṭr. Si circondò della propria cerchia di sostenitori provenienti da al-Karak, rifiutò di incontrare direttamente gli emiri mamelucchi d'Egitto, evitò di mostrarsi in pubblico e mantenne in generale uno stile di vita appartato. Ordinò l'esecuzione di Qawsun e Altunbugha, nonché del governatore di Qus che aveva sovrinteso all'uccisione di Abu Bakr. Assegnò numerosi incarichi amministrativi di alto livello ai propri sostenitori di al-Karak, spesso privi delle competenze necessarie, suscitando il malcontento degli emiri mamelucchi egiziani. Tashtamur ebbe un ruolo centrale nella sua amministrazione.[19] Tuttavia, la condotta arbitraria di Tashtamur e il modo selettivo con cui eseguiva gli ordini del sultano finirono per provocare il risentimento di al-Nasir Ahmad. Con il sostegno dei principali emiri mamelucchi, anch'essi contrari a Tashtamur, nel maggio 1342 il sultano lo fece imprigionare. Ordinò inoltre che Qutlubugha fosse confinato a Damasco, mentre gli emiri mamelucchi in Egitto cercavano di eliminarlo. Qutlubugha riuscì a lasciare l'Egitto senza subire danni, ma fu arrestato dal governatore di Safad, Baybars al-Ahmadi, prima di raggiungere Beisan partendo da Jenin, e consegnato alle autorità egiziane.[20]
Alla fine di maggio al-Nasir Ahmad decise di governare il sultanato da al-Karak, l'unico luogo in cui si sentiva al sicuro dagli intrighi mamelucchi, reali o presunti. Partì portando con sé ingenti somme prelevate dal tesoro del sultano, un gran numero di cavalli arabi e bestiame appartenuti ad al-Nasir Muhammad, nonché gli emiri prigionieri Tashtamur e Qutlubugha, alcuni sostenitori di al-Karak, il muḥtasib (ispettore capo dei mercati) del Cairo e il capo degli scribi. Cercò anche di trasferire ad al-Karak il califfo al-Hakim II, riuscendo a insediarlo a Gaza, che doveva fungere provvisoriamente da sede del governo. Al-Nasir Ahmad raggiunse al-Karak in tempi relativamente brevi, in sei giorni. Aveva affidato il Cairo al suo nuovo vicegovernatore, il governatore di Gaza Aqsunqur al-Salari. Dalla fortezza, al-Nasir Ahmad emanava decreti che venivano trasmessi al Cairo tramite un intermediario proveniente da al-Karak; comunicava raramente in modo diretto con i mamelucchi d'Egitto, preferendo agire tramite dei mediatori.[21] Secondo al-Maqrizi, il «confidente più importante [di Ahmad] tra gli abitanti di al-Karak» era Baligh ibn Yusuf ibn Tayyi, comandante delle forze arabe nella fortezza.[22] I mamelucchi d'Egitto gli chiesero ripetutamente di tornare al Cairo, ma ogni volta egli rifiutò.[21]
Ad al-Karak, al-Nasir Ahmad fece giustiziare Tashtamur e Qutlubugha per ragioni poco chiare. La decisione suscitò indignazione tra la popolazione, facendo perdere progressivamente credibilità al sultano. Le esecuzioni furono considerate una prova dell'ingratitudine di al-Nasir Ahmad nei confronti degli uomini che lo avevano sostenuto e avevano contribuito in modo decisivo alla sua ascesa al trono. Lo storico Joseph Drory ritiene che il sultano avesse maturato risentimento verso di loro perché lo avevano costretto ad assumere il potere e ad abbandonare l'isolamento che si era imposto ad al-Karak.[23]
Deposizione e morte
[modifica | modifica wikitesto]Nel giugno del 1342, al Cairo i principali emiri mamelucchi decisero di deporre al-Nasir Ahmad e rimpiazzarlo con il fratellastro al-Salih Isma'il. La decisione fu incoraggiata dai governatori delle province siriane, che abbandonarono al-Nasir Ahmad dopo aver appreso delle esecuzioni di Tashtamur e Qutlubugha e delle notizie sulla condotta dissoluta del sultano ad al-Karak. Sebbene fosse stato deposto e non mostrasse ambizioni al di fuori di al-Karak, al-Nasir Ahmad continuava a essere considerato una minaccia dal nuovo sultano: al-Nasir Muhammad, infatti, era stato esiliato ad al-Karak prima di marciare sul Cairo e impadronirsi del trono. Tra la deposizione di Ahmad e il 1344 furono comandate sette spedizioni contro di lui. Ogni assedio, tuttavia, pur protraendosi per diversi mesi, finiva per essere interrotto per via dei costi ingenti e si concludeva con la destituzione degli ufficiali responsabili. Il motivo dell'insuccesso si doveva alla difficoltà dei mamelucchi di ottenere il sostegno delle tribù beduine locali, alleate di al-Nasir Ahmad.[23]
Nell'estate del 1344 Baligh, i cui sostenitori e parenti costituivano una delle principali basi del potere di Ahmad, passò dalla parte dell'esercito del sultano.[24] I disertori locali informarono i mamelucchi assedianti di un punto debole nelle difese di al-Karak.[25] Grazie a queste informazioni, il 4 luglio i mamelucchi, comandati dall'emiro Sanjar al-Jawli,[26] entrarono nella fortezza e catturarono al-Nasir Ahmad, che era rimasto ferito. I suoi carcerieri lo trattarono con rispetto, ma egli, ancora diffidente nei confronti degli egiziani, rifiutò di mangiare il cibo che gli offrivano, accettando soltanto quello preparato dai suoi sostenitori di al-Karak. Fu condotto al Cairo, dove al-Salih Isma'il ordinò segretamente a un mercenario di decapitarlo il 16 luglio. La testa di al-Nasir Ahmad fu portata alla Cittadella del Cairo ed esposta al pubblico.[17][25] Il suo corpo fu sepolto ai piedi della fortezza di al-Karak.[27]
Giudizio storiografico
[modifica | modifica wikitesto]Il regno di quattro mesi di al-Nasir Ahmad fu giudicato in maniera negativa dagli storici dell'epoca mamelucca. Ibn Iyas, storico egiziano tardo-medievale, scrisse che le aspettative secondo cui, dopo la sua ascesa al trono, al-Nasir Ahmad sarebbe stato un «leone vittorioso» finirono per lasciare il posto all'appellativo di «maestro pazzo».[28] Ibn Hajar al-'Asqalani lo descrisse come «un amministratore davvero terribile, un edonista e un ubriacone».[15] Ibn Taghribirdi affermò che al-Nasir Ahmad era considerato sconsiderato, frivolo e il peggiore tra i figli di al-Nasir Muhammad. Al-Maqrizi riportò nuovamente il presunto avvertimento di al-Nasir Muhammad, secondo cui al-Nasir Ahmad non avrebbe mai dovuto «entrare in Egitto [...] perché sarebbe stato causa della rovina della monarchia».[28]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 Bauden (2009), p. 67.
- 1 2 3 Drory (2006), p. 19.
- 1 2 Drory (2006), 30.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Bauden (2009), p. 68.
- 1 2 3 Bauden (2009), p. 69.
- ↑ Bauden (2009), pp. 69-70.
- ↑ Bauden (2009), pp. 70-71.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Bauden (2009), p. 71.
- 1 2 3 4 Rowson (2008), p. 206.
- 1 2 3 4 5 6 Drory (2006), p. 20.
- ↑ Bauden (2009), p. 72.
- 1 2 3 4 5 6 Drory (2006), p. 21.
- 1 2 3 Drory (2006), p. 22.
- 1 2 3 Drory (2006), p. 23.
- 1 2 Rowson (2008), p. 207.
- 1 2 3 Drory (2006), pp. 24-25.
- 1 2 Rappoport (1904), p. 54
- ↑ Drory (2006), p. 24.
- ↑ Drory (2006), p. 25.
- ↑ Drory (2006), p. 26.
- 1 2 Drory (2006), p. 27.
- ↑ Bauden (2004), p. 68.
- 1 2 Drory (2006), p. 28.
- ↑ Bauden (2004), p. 69.
- 1 2 Drory (2006), pp. 28-29.
- ↑ Sharon (2009), p. 87.
- ↑ (EN) Frédéric Bauden, The Sons of al-Nāṣir Muḥammad and the Politics of Puppets: Where Did It All Start? (PDF), in Mamluk Studies Review, vol. 13, n. 1, Middle East Documentation Center, The University of Chicago, 2009, p. 63.
- 1 2 Drory (2006), p. 29.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Frederic Bauden, The Recovery of Mamluk Chancery Documents in an Unsuspected Place, in Michael Winter e Amalia Levanoni (a cura di), Leida, Brill, 2004, ISBN 978-90-04-13286-3.
- (EN) Frédéric Bauden, The Sons of al-Nāṣir Muḥammad and the Politics of Puppets: Where Did It All Start? (PDF), in Mamluk Studies Review, vol. 13, n. 1, Middle East Documentation Center, The University of Chicago, 2009.
- (EN) Joseph Drory, The Prince who Favored the Desert: Fragmentary Biography of al-Nasir Ahmad (d. 745/1344), in David J. Wasserstein e Ami Ayalon (a cura di), Mamluks and Ottomans: Studies in Honour of Michael Winter, Routledge, 2006, ISBN 978-11-36-57917-2.
- (EN) Angelo Solomon Rappoport, History of Egypt From 330 B.C. To the Present Time, Volume (12 of 12), Londra, Groiler Society, 1904.
- (EN) Everett K. Rowson, Homoerotic Liaisons among the Mamluk Elite in Late Medieval Egypt and Syria, in Kathryn Babayan e Afsaneh Najmabadi (a cura di), Islamicate Sexualities: Translations Across Temporal Geographies of Desire, President and Fellows of Harvard College, 2008, ISBN 978-06-74-03204-0.
- (EN) Moše Sharon, Handbook of Oriental Studies: The Near and Middle East. Corpus inscriptionum Arabicarum Palaestinae, BRILL, 2009, ISBN 978-90-04-17085-8.